Il fenomeno migratorio che sta interessando la nostra comunità non è caratterizzato da una sostanziale comune origine degli stranieri, come poteva accadere negli anni ’80 o nei primi anni ’90 del secolo scorso, al contrario i cambiamenti politico-economici degli ultimi decenni hanno provocato una accentuata diversificazione nazionale, etnica e culturale della migrazione. I dati in nostro possesso ci confermano come queste persone provengano dai quattro angoli del nostro pianeta: si spazia dall’est europeo all’India, dalla Cina al Brasile, dal continente africano ai territori del sud-est asiatico. La differente provenienza geografica implica una complessa diversificazione etnica e quindi culturale, si arriva così a concludere che all’interno del nostro territorio già ora convivono universi culturali molto variegati.
Siamo abituati a considerare la migrazione come prevalentemente maschile, soprattutto a causa degli ormai vecchi schemi di riferimento applicati alla migrazione che caratterizzò gli ultimi decenni del ‘900, ma in realtà scopriamo che oggi è femminile la prevalenza nel campione osservato; anzi approfondiamo la conoscenza di questo complesso fenomeno osservando come, a seconda della nazionalità che prendiamo in esame, sussista una diversa migrazione: prevalentemente maschile o, al contrario, prevalentemente femminile, oppure paritaria e quindi ipoteticamente costituita dallo spostamento di nuclei famigliari già formati. Questi dati non sono interessanti solo per le informazioni che ci propongono, ma rappresentano un esempio di come l’approfondimento di un fenomeno alle volte possa provocare un mutamento delle idee precostituite che ci portavano a un’errata valutazione del fenomeno stesso.
La variegata composizione culturale della macro comunità straniera non influenza solo una differente composizione di genere delle singole comunità nazionali, bensì porta con sé principi, idee e modus vivendi che si inseriscono all’interno della nostra società e che comprendono tutti quegli aspetti della nostra esistenza connotati culturalmente. La cultura definendo ciò che sta dentro da ciò che sta fuori, l’ordine dal disordine, arriva a costituire dei modelli di malattia connotati culturalmente e, al tempo stesso, designa delle autorità e delle tecniche di controllo e normalizzazione del comportamento deviante. Seguendo questa riflessione si può capire come talune nazionalità, non a caso proprio quelle che meno nella loro storia hanno condiviso un incontro con la nostra dottrina medica e psicopatologica, sembrino non percepire competenti i servizi e le prestazioni offerte dal centro pubblico di salute mentale. E’ il caso della popolazioni provenienti soprattutto dal continente asiatico e africano sub-sahariano. Non si tratta però meramente di un problema comunicativo eliminabile tramite un opera di promozione del servizio a scopo informativo, si tratta di differenze radicate molto più in profondità nella costituzione storica delle nostre comunità.
Nella scena etnopsichiatrica attuale lo psicoanalista francese di origine egiziana Tobie Nathan ha elaborato un dispositivo tecnico nella terapia con i pazienti stranieri che parte proprio dalla considerazione di come “con tali pazienti dobbiamo apprendere due volte: dobbiamo scoprire l’oggetto – e questo accadeva già con i pazienti occidentali – e dobbiamo apprendere il sistema di pensiero che permette di percepirlo” (Tobie Nathan “Principi di etnopsicanalisi” Bollati Boringhieri, 1993, pag. 93). E’ proprio questa la sfida che attende gli operatori della salute mentale nell’articolazione della terapia con i pazienti stranieri. Tobie Nathan intende che con gli strumenti concettuali propri delle discipline psy l’oggetto di indagine scientifica risulta inafferrabile, proprio perché è il concetto stesso di mente o psiche a risultare intraducibile nel dialogo con lo straniero. Quello che per noi è il luogo in cui si materializzano le dinamiche, badate bene, intrapsichiche del sentire risulta privo di significato nel confronto con il disagio altro; la mente rappresenterebbe quindi un immateriale artefatto di origine culturale, un feticcio?